Prima Nazionale

Zerogrammi 25

Lunedì 02 Novembre - 20:00
Teatro Pavone

Martedì 03 Novembre - 10:00
Teatro Pavone


Uno spettacolo lieve
Dedicato a quei momenti preziosi che rendono la vita più dolce

una riscrittura di Stefano Mazzotta a partire da una creazione Zerogrammi 2005
con Stefano Mazzotta, Chiara Guglielmi
luci Stefano Mazzotta, Chiara Guglielmi
costumi e scene Zerogrammi
musica Erik Satie
direzione tecnica Tommaso Contu
segreteria di produzione Maria Elisa Carzedda
produzione Zerogrammi
con il sostegno di Regione Piemonte, Ministero della Cultura.

Nel 2026 Zerogrammi compie 25 anni. Un quarto di secolo di creazioni, di corpi che attraversano la scena in cerca di leggerezza, di storie che tengono insieme ironia e fragilità, disciplina e stupore. Per celebrare questo anniversario, nell’ambito del progetto Past Forward – il percorso che la compagnia dedica alla riattivazione e alla trasmissione del proprio patrimonio coreografico – torniamo al punto d’origine: “Zerogrammi”, la prima creazione firmata nel 2005, il seme da cui tutto ha preso forma.

Zerogrammi è uno spettacolo che celebra la leggerezza come antidoto alla seriosità quotidiana. Due interpreti – clown, mimi e danzatori allo stesso tempo – trasformano un semplice gioco nell’erba in un viaggio poetico fatto di piccoli gesti, ironia e tenerezza. Tra giocattoli, cappelli improbabili e movimenti sospesi, i due protagonisti esplorano la possibilità di “volare senza decollare”: una danza senza peso che invita a respirare, a rallentare e a ritrovare lo stupore delle cose semplici.

Uno spettacolo lieve come un amore agli inizi, delicato come una sera di primavera, dedicato a quei momenti preziosi che rendono la vita più dolce.

COMPAGNIA ZEROGRAMMI è un organismo di produzione della danza fondato nel 2001, diretto dal coreografo Stefano Mazzotta e sostenuto da Regione Piemonte e MiC, conta oltre 30 produzioni realizzate ad oggi in collaborazione con teatri e festival in Italia, Russia, Portogallo, Olanda, Spagna, Germania.
“Danziamo il quotidiano: i dettagli minimi, invisibili, imperfetti, dietro cui si nascondono gli aspetti più profondi del nostro essere umani. Danziamo la fragilità: un sussulto, una contraddizione, un’incertezza, un’attesa. In un tempo che è un adesso nostalgico, proteso al futuro, e si muove nel singolo con l’obbligo di parlare in nome di tutti. In un luogo che è nel qui, che investe, attraversa e incrina il corpo tutto per abbracciare il mondo. In una forma che è gesto offerto, povero e periferico, capace di rinominare le cose.”