Partendo da figure di alcuni balli di coppia tradizionali all you need is intende esplorare e mettere in discussione la logica delle opposizioni binarie che dominano il nostro sistema di pensiero, la nostra cultura e la nostra società attraverso l’intromissione di un terzo elemento. Una danza a tre fatta di continui incastri, equilibri e interconnessione fisica prende forma, come metafora di una diversa costellazione di relazione. Di che cosa si ha bisogno per continuare a coesistere in una relazione tra più di due elementi? Com’è possibile trovare e mantenere l’equilibrio ed il ritmo tra tutti? A quale costo?
DESCRIZIONE DEL PROGETTO E PRATICA DI LAVORO
La pratica della danza di Emanuele e Maria si incentra sull’identità e la questione di genere. Facendo attenzione a non prendersi troppo sul serio e lasciando un velo di ironia sui temi indagati, i due autori portano in scena, edulcorato, il mondo che li circonda. Il loro intento è quello di distorcere ed estraniare il binarismo di genere per smascherarne l’artificiosità.
Qual è l’essenza dell’espressione di ognuno? Cosa ci rende diversi? Cosa invece uguali? Quali intenzioni si celano dietro le azioni o i movimenti? Nel tentativo di rispondere a queste domande, Emanuele e Maria cercano il coraggio e l’onestà di ammettere e accettare la propria identità attraverso la fisicità e il movimento, concentrandosi sulla diversità, la fragilità e la vulnerabilità di ogni corpo e persona. In all you need is i due autori hanno basato la loro ricerca del movimento sui temi dell’attrazione, del desiderio e dell’amore, esplorandoli all’interno di una costellazione di tre persone. All’interno di questa relazione fatta-di-tre e non-più-di-due i due autori hanno tentato di trovare un nuovo equilibrio e un ritmo comune, cercando la parola mancante alla frase: all you need is…
“Love” è la parola che i Beatles trovarono nel 1967 per completare il titolo di uno dei loro capolavori. Per quanto si possa universalizzare amore come hanno fatto loro, si può davvero contemplare l’amore al di fuori del DUE? Possiamo fare una cosa del genere? E abbiamo davvero bisogno di ciò che desideriamo? O il “volere qualcosa” è forse il risultato di un processo di imitazione? Di voler imitare gli altri a tutti i costi per sentirsi un po’ meno soli, un po’ meno diversi, un po’ meno…?